In Toscana la Conferenza Regionale sulla disabilità: 13 e 14 Ottobre

Pubblicato da: Iacopo Melio Categoria: Eventi Data di pubblicazione: 7 Ottobre 2017

L’anno scorso la Conferenza Regionale sulla Disabilità mi aveva visto tra i co-organizzatori, realizzando non solo una mostra fotografica insieme all’amico e ideatore Leonardo Perugini ma anche uno spettacolo teatrale diretto da Firenza Guidi e la presentazione di un libro prodotto dalla Onlus #vorreiprendereiltreno, raccogliendo poesie e racconti dei nostri sostenitori. Quest’anno, invece, alla Conferenza parteciperò come ospite al tavolo tematico riguardante il diritto allo studio, riportando così la mia esperienza personale da studente con disabilità e portando qualche spunto per migliorare il sistema d’istruzione rendendolo più accessibile. Il programma completo dell’evento lo trovate comunque CLICCANDO QUI.

Tra il 13 e 14 Ottobre

Quest’anno si terrà venerdì 13 e sabato 14 ottobre presso lo Spazio Reale a San Donnino (Campi Bisenzio), un appuntamento giunto ormai alla terza edizione che permette, per quanto possibile, di accendere i riflettori sulle esigenze e sui problemi, ma soprattutto sulle soluzioni e le politiche che possano tutelare i diritti dei cittadini con disabilità, rendendoli il più autonomi possibili in Toscana (l’obiettivo infatti è quello di parlare di accessibilità a 360 gradi, tra ambiente, lavoro, istruzione, cultura e turismo). Il programma infatti prevede 6 sessioni tematiche e 6 workshop, ma anche manifestazioni sportive, partecipazione della scuola cani guida e infine presentazioni di libri e spettacoli teatrali come l’anno scorso. Ad aprire i lavori sarà Stefania Saccardi, assessore al diritto alla salute, welfare e sport, venerdì 13 alle 9.30. Si chiuderanno invece con la realizzazione di una tavola rotonda che coinvolgerà Stefania Saccardi, Stefano Ciuoffo (attività produttive e turismo) e Cristina Grieco (istruzione, formazione e lavoro).

Il progetto fotografico di Leonardo Perugini

Anche quest’anno, durante l’intera Conferenza sarà possibile visitare una bellissima mostra del fotografo Leonardo Perugini. Qui di seguito vi incolliamo il testo che descrive il progetto, ricordandovi che la partecipazione all’evento è interamente gratuita, purché vi iscriviate obbligatoriamente CLICCANDO QUI.

IO NON HO PAURA

Nei tarocchi o meglio ancora negli arcani la carta del Diavolo viene associata alle tematiche legate all’incontro con l’ombra. Il Diavolo spesso ci porta in situazioni in cui, che si voglia o meno, ci troviamo di fronte a noi stessi, alle parti di noi che non riconosciamo o neghiamo, come ben descrive Carl Gustav Jung: “Incontrare se stessi non è però nè un’operazione facile nè un’esperienza piacevole, anzi buona parte delle nostre energie le spendiamo ad allontanare dai nostri occhi lo specchio che ci mostrerebbe la nostra vera immagine.” Ma proprio questo incontro così profondo con noi stessi è spesso legato ad eventi che, in diversi modi e misure, cambiano il corso regolare della nostra vita. Il cancro è, ad oggi, la seconda causa di morte dopo le malattie cardiovascolari.

In Italia nel 2016 la AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) e la AIRTUM (Associazione Italiana Registro Tumori) riportano che ci sono state 363.000 nuove diagnosi di tumore, e che questa può essere considerata a buon diritto una delle più grandi epidemie della storia dell’uomo. La medicina moderna lotta costantemente per arrivare a sconfiggere un male che in taluni casi è ancora oggi incurabile.

Oltre al chiaro cambiamento fisico che ne risulta, molte volte facilmente visibile, vi è però un cambiamento mentale più profondo seppur maggiormente velato, che avviene sin dall’inizio, in un meccanismo costante di reciproca connessione tra la salute psichica del paziente e il procedere fisico della malattia. Fu lo stesso oncologo Umberto Veronesi a porre l’accento su questo aspetto dichiarando che “è più facile togliere il tumore dal corpo che dalla mente”. Nel caso specifico la donna che inizia la cura tumorale vede un cambiamento fisico che si ripercuote intensamente anche a livello psichico, in qualche modo questo comporta anche l’avvio, parallelo, di un percorso conoscitivo che mette la persona a stretto contatto con una parte di sé fino ad allora celata.

Nel processo di cambiamento molte sono le figure professionali che intervengono ad accompagnare la persona su questa nuova strada, primo tra tutti lo psicoterapeuta e lo psicologo, che assistono il malato nel processo evolutivo e reattivo di fronte al nuovo status. Ad esso si affiancano nuove professionalità, di fondamentale importanza, come quella dell’estetista oncologica, figura non ancora riconosciuta in Italia, ma di estremo supporto. Anche per questa mostra e per arrivare a questo lavoro è stato fondamentale l’aiuto e la collaborazione di ogni ingranaggio di questo universo di professionalità. L’estetista oncologica, tramite trattamenti estetici solo apparentemente superficiali, si prende cura dell’aspetto estetico di quel corpo che compone la “figura umana”.

Già nel 1948 l’Organizzazione Mondiale della Sanità definì il concetto di “salute” come: “La salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non consiste soltanto nell’assenza di malattia o di infermità”; confrontarsi con se stessi è dunque guardarsi allo specchio e non avere paura di ciò che ci sta di fronte. Da questo concetto è nato il set fotografico: uno specchio a due vie guardando il quale le protagoniste di questo racconto potessero compiere i gesti più quotidiani per il proprio benessere, e dall’altra un fotografo capace di coglierne i movimenti lasciando alla figura la capacità di emergere nella sua più naturale purezza.

Questo percorso intrapreso dalle pazienti pone alla base l’accettazione del sé unito ad un forte senso di riscossa; proprio tramite questo processo di rivoluzione, comprensione e successiva accettazione esse arrivano ad accettare ed amare il nuovo sé, potendosi finalmente guardare senza allontanare lo sguardo, ma anzi fissandosi, arrivando a comprendere, esattamente come l’Alice di Lewis Carrol, che proprio attraversando quello specchio si ritrova l’essenza profonda della donna che di fatto c’è sempre stata, forte e consapevole ma rinnovata delle esperienze che la compongono.

 

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