Sclerosi multipla: metodo Zamboni confutato da un nuovo studio

Pubblicato da: Paola Cabiaglia Categoria: Curiosità Data di pubblicazione: 4 Marzo 2013

Secondo un nuovo studio apparso sulla rivista Clinical Neurology and Neurosurgery la teoria sostenuta dal metodo Zamboni, in base alla quale esisterebbero dei legami tra la sclerosi multipla (malattia del sistema nervoso centrale) e la cosiddetta insufficienza venosa cerebrospinale cronica (CCSVI), non avrebbe alcun riscontro scientifico. Questo è ciò che affermano i risultati delle ultime ricerche condotte dal Centro Sclerosi Multipla del Piemonte presso il reparto di Neurologia dell’ospedale Maria Vittoria di Torino.

Il metodo Zamboni, messo a punto dal chirurgo vascolare Paolo Zamboni per il trattamento della sclerosi multipla, che adduce a una connessione tra le suddette patologie e consiste nella disostruzione delle vene giugulari per via endovascolare, era già stato contestato dal professor Giancarlo Comi, presidente della Società Italiana di Neurologia, poiché i dati disponibili al momento della sua applicazione erano stati ritenuti insufficienti a provare la sua efficacia. Ad oggi, anche il nuovo studio torinese sembra negarne la validità.

Eppure in questi anni sono stati molti i pazienti che hanno scelto di schierarsi in favore di Zamboni, interrompendo le cure farmacologiche, sottoponendosi all’angioplastica e dichiarando di aver tratto vantaggio dal suo trattamento, benché questo abbia procurato loro solo un beneficio temporaneo.

I neurologi attualmente impegnati nelle ricerche sostengono che l’errore di Zamboni nell’individuare l’insufficienza venosa cerebrospinale cronica come con-causa della sclerosi multipla, fu quello di prendere unicamente in considerazione un gruppo composto da 65 malati di sclerosi multipla sottoposti ad angioplastica per insufficienza cronica venosa cerebrospinale senza avvalersi di un’opportuna controparte di soggetti di controllo.

L’attuale studio, portato avanti dai neurologi Fabio Melis, Claudia Giaccone, Marilena Guido, Eva Milano, Carlo Buffa e Lucia Appendino, con la supervisione del Dottor Imperiale, è stato invece condotto su oltre 80 pazienti con sclerosi multipla e 60 soggetti di controllo.

A illustrarci i motivi delle controversie sollevate dal metodo Zamboni è lo stesso Imperiale, che dichiara: “Negli ultimi anni si è sviluppato un ampio dibattito nella comunità scientifica, amplificato grandemente dai mass media, circa la possibile relazione tra l’insorgenza della sclerosi multipla e la presenza di anomalie delle vene che drenano il sangue dell’encefalo, la cosiddetta Insufficienza Venosa Cronica Cerebro-Spinale descritta nel 2009 dal chirurgo vascolare Paolo Zamboni” e prosegue spiegando che nel caso del professor Zamboni “la CCSVI è stata rilevata quasi esclusivamente nei pazienti con sclerosi multipla rispetto ai soggetti di controllo e questa osservazione ha portato a ipotizzare una relazione causale tra le anomalie venose e la sclerosi, relazione che non ha trovato conferma in diversi studi pubblicati, tra cui anche il nostro recentissimo lavoro”.
In appoggio a Imperiale intervengono anche i suoi collaboratori asserendo come la sclerosi multipla sia da considerarsi ad oggi una “malattia causata dall’interazione di fattori genetici e fattori acquisiti che insieme determinano una reazione di tipo auto-immune diretta contro il sistema nervoso centrale”.

Ma il mondo scientifico sull’argomento continua a dividersi e diversi studi vengono condotti nel resto del mondo sulla base del metodo Zamboni, che nel 2000 avviò le sue ricerche sollecitato dal fatto che alla moglie, Elena, era stata diagnosticata proprio la sclerosi multipla.
Da tempo, inoltre, sulla comunità scientifica incombe l’ombra dei presunti conflitti d’interesse, dovuti alla natura del trattamento proposto da Zamboni che favorirebbe la pratica dell’angioplastica a discapito delle terapie farmacologiche.

Il nuovo studio torinese risolleva una questione spinosa. E come scrive Marco Accossato, nel suo articolo redatto per La Stampa, si tratta di “Una speranza in meno per i malati”.

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