Santiago di Compostela: “un viaggio per abbattere i limiti della mia disabilità”

Pubblicato da: Andrea de Chiara Categoria: Curiosità Data di pubblicazione: 3 Ottobre 2017

Alberto è un praticante avvocato veronese di 27 anni, benché avesse già dimostrato in passato di possedere un carattere forte, che gli ha permesso di vivere una vita piena e attiva in totale autonomia. Ma soprattutto grazie a questa sua peculiarità è riuscito a metabolizzare la rabbia per la perdita di sua madre avvenuta nel 2007. Tuttavia, nessuno si sarebbe aspettato che quest’ultimo il 4 agosto 2016 partisse per compiere il cammino di Santiago di Compostela insieme al suo amico Massimo Zampicinini.

La forza della vera amicizia placa “il senso di colpa” di chi si trova in difficoltà

Intraprendere questo viaggio spirituale implicava il dover fronteggiare le difficoltà nello svolgere le minzioni quotidiane a causa delle barrire architettoniche dei servizi igienici. Ciononostante con un buon spirito di adattamento si può spingere il proprio corpo a vincere sfide quasi impossibili. Il vero dilemma in questi casi, come confessa lo stesso Alberto, “è il convincersi di non essere un fardello da trascinare“.

Più facile a dirsi che a farsi perché Alberto si sentiva a disagio nei confronti dell’amico, il quale doveva sostenere un carico di lavoro estenuante durante gli spostamenti. Massimo, dal canto suo, per tranquillizzarlo gli ripeteva: “Noi siamo una creatura con due teste e due gambe”. Tale metafora sottintendeva che, in quel contesto, entrambi si supportavano a vicenda paritariamente, perché legati da una profonda amicizia.

Due anime in uno stesso corpo soprattutto nei momenti più duri

Certamente per Aberto e Massimo non tutto è sempre stato così idilliaco; non sono mancati, infatti, momenti duri come ad esempio lo scoppio della gomma della ruota della carrozzina nell’oltrepassare l’ennesimo tortuoso sentiero inagibile, e la corsa a perdifiato per trovare una camera d’aria nuova in un luogo sperduto. Insomma, Alberto non si riteneva come un disabile da aiutare ma come una persona che poteva sostenere il suo compagno.

Il rapporto di fiducia era tale da spingere entrambi a mettere la propria vita l’uno nelle mani dell’altro come quando, durante il cammino, si sono ritrovati di fronte alla visione di un panorama quasi magico, la cima di una montagna, e un sentiero roccioso impervio in mezzo ai boschi. Niente di nuovo, se non fosse che stavolta per arrivare a destinazione, Alberto era sostenuto da Massimo, correndo il rischio di sbilanciarsi e cadere nel dirupo una volta in cima.

Superare i propri limiti per non cadere nella stasi

È indiscutibile che questa ricerca del superamento estremo dei propri limiti sia folle, tuttavia, secondo Alberto, è vitale soggiogare i limiti della propria mente. Solo cosi è possibile eludere il loro forte potere autosuggestivo che pone l’uomo in una condizione di stasi. È proprio la stasi che uccide l’uomo.

La vicenda di Alberto insegna che la maggior parte dei nostri limiti risiedono nella nostra mente. Tutti noi ci siamo ritrovati almeno una volta nella vita a dire: non ce la faccio”. Quando vi sentite in questa fase di stallo pensate a questo ragazzo e alle sue imprese. Lui ce l’ha fatta. Quindi nulla è impossibile. Basta solo volerlo e provarci!

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