Il Racconto di Giorgio e Serena: una luce di Speranza

Pubblicato da: DisabiliNews Redazione Categoria: Curiosità Data di pubblicazione: 26 Maggio 2016

Ciao a tutti, mi chiamo Giorgio e ho 70 anni. Fino a tre anni fa conducevo una vita normale ma poi tutto è cambiato quando ho incontrato sulla mia strada l’ictus cardioembolico che mi ha colpito.

Nella mia vita ho avuto molte esperienze, a volte belle e a volte brutte, ma sicuramente questo è stato l’incontro più difficile perchè ho dovuto iniziare a combattere con un nemico molto più potente di me. Una guerra difficile, perchè le armi a mia disposizione erano veramente scarse, non potevo parlare e non potevo camminare e coloro che avrebbero dovuto combattere al mio fianco, dei miei figli, hanno invece deciso che combattere non aveva alcun senso, e hanno pensato che la soluzione migliore, aggiungo per loro e non per me, fosse mettermi in una casa di riposo.
Non mi piaceva stare lì, non mi piaceva per niente.
Forse la mia capacità di parlare era seriamente compromessa, ma vi assicuro che il mio cervello funzionava a dovere, e gridava, gridava tutto il giorno, anche se senza rumore.

Una delle cose più terribili che possa capitare ad un uomo è pensare e non poter esprimere il proprio pensiero.
Ti sembra di impazzire, ti senti chiuso dentro ad una gabbia di vetro scivoloso a cui tenti di aggrapparti, ma le pareti non ti sostengono, non ti portano da nessuna parte, se non nuovamente giù, nel fondo.
Intorno a me vedevo disperazione e rabbia, tanta rabbia, ma anche un piccola luce, che tanto piccola poi non era, era una luce di speranza ed aveva un nome, Serena.

Serena è la mia compagna, e Serena è colei che ha lottato con me e soprattutto per me. Dopo 8 mesi è riuscita a tirarmi fuori dalla casa di riposo e ha darmi nuovamente una vita normale.
Certo, forse per molti la normalità è altro, ma se penso a come ero e se penso a come sono, tanti piccoli grandi passi sono stati fatti.

Grandi perché li ho fatti praticamente senza aiuti esterni, in quanto avrei potuto frequentare gratuitamente un centro riabilitativo gratuitamente, ma chi avrebbe dovuto occuparsi di me ha erroneamente pensato che fosse a pagamento e me ne ha precluso la frequentazione. Grandi perchè la fioterapista prevede per me 8 sedute all’anno, ora diventate sette e niente di più. Grandi perchè la logopedista pensa che io non potrò mai più parlare e quindi sarebbe solo tempo sprecato.

Piccoli invece perchè se avessi la giusta assistenza forse potrei migliorare ancora, ma ciò non mi viene concesso.
Eppure io sono migliorato, sia a livello fisico che a livello morale, ho sempre con me un quaderno e una penna, perchè se anche la mia mano ha un leggero tremore e la mia calligrafia non è nitida o perfetta, ho imparato a scrivere di nuovo, i miei pensieri prendono forma su un foglio bianco, forse non fanno ancora molto rumore, ma il fruscio della mano che scrive è già meglio del silenzio che c’era prima. Ma questo a loro non interessa. Sono migliorato ma non grazie a loro, bensì grazie alla perseveranza e alla combattività di Serena.
Per loro ero praticamente morto, non fuori, ma dentro.
Invece sono solo un fiore delicato da nutrire con cura, perchè allora si, che senza cura morirei, ma per fortuna ho chi, ogni giorno, mi sostiene con forza e con amore.

La disabilità è purtroppo un dato di fatto quando si viene colpiti da certe patologie, ma viene aggravata da chi ti guarda e ti giudica disabile, senza darti modo di appellarti alla speranza. Una mano pietosa che ti accarezza, uno sguardo colmo di dolcezza o un abbraccio delicato ma forte allo stesso tempo possono forse non guarire, ma migliorare, migliorare molte cose.

Chi è disabile nel corpo può migliorare, quello che invece mi dispiace, è che chi è invalido nel cuore, no, non potrà mai avere speranze di guarigione.

Questa lettera ci è stata inviata da Serena e Giorgio, alla Redazione di DisabiliNews.com

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Comment (1)

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    Lorenzo rispondere

    Purtroppo storie come quella di Giorgio ce ne sono parecchie,figli che quando i genitori hanno
    patologie molto serie cercano in tutti i modi di liberarsene mettendoli in un ricovero e pensano
    di aver risolto il problema in quel modo.Non pensano minimamente come si sente e cosa prova
    il loro padre o la loro madre rinchiusa in quella struttura e soprattutto non si chiedono o fingono
    di non ricordarsi i sacrifici che hanno fatto per loro per crescerli.Dopo ciò che gli è successo Giorgio
    è stato fortunato ad avere accanto a se una persona come Serena.Ecco la ragione per cui tengo in
    casa con me la mia mamma che ha 96 anni ed è disabile e non autosufficente. Buona vita a Giorgio e
    Serena…..

    23 Giugno 2018 a 10:48

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