Porti in Italia il 90 percento è inaccessibile

Pubblicato da: DisabiliNews Redazione Categoria: Curiosità Data di pubblicazione: 5 Ottobre 2012

Il 90% dei porti italiani non è accessibile ai disabili“. Mancano passerelle per le carrozzine, servizi igienici e gru che facilitino la salita e la discesa dalle barche. A denunciare la “miopia” delle autorità portuali e delle amministrazioni che se ne dovrebbero occupare, è Giorgio D’Orazi, presidente dell’associazione “Mare aperto”, impegnata nel porto di Fiumicino dal 1989 con corsi di vela per disabili motori e psichici. “Mentre esistono barche completamente accessibili, l’autonomia termina quando si tratta di tornare a terra” afferma il presidente. Secondo la Lega Navale di Savona, che nel 2004, all’interno del progetto “Polo nautico per tutti”, ha realizzato un prototipo di gru chiamata “Pequod”, per il sollevamento dei disabili durante l’imbarco e lo sbarco, questo tipo di tecnologia è presente in 20 porti italiani. Sette sono in Sardegna, tre in Liguria, due in Emilia-Romagna e in Campania, uno in Toscana, Lazio, Marche, Abruzzo, Puglia e Sicilia.

La maggioranza dei porti dunque resta poco accessibile per i disabili, nonostante siano centinaia coloro che praticano la vela o altri sport d’acqua a livello amatoriale. Sono 21 le sezioni della Lega navale che hanno avviato corsi e attività di “velaterapia” e ai porti marittimi vanno aggiunti quelli d’acqua dolce. Soltanto sul lago di Garda esistono almeno cinque associazioni di questo genere: tra il 12 e il 15 settembre, proprio sulle acque del lago si è tenuto il quinto campionato provinciale per velisti disabili, nato dal progetto “Svelare senza barriere”. E ogni anno da giugno a fine settembre “Lo spirito di stella”, organizza “Sailing campus” a Trieste, Caldonazzo, Savona e La Spezia.
Tra le associazioni che cercano di avvicinare i disabili alla vela c’è la cooperativa sociale Archè, nata nel 2005 a Riva del Garda (Tn), presente anche sul lago di Caldonazzo. Nel 2007 i volontari, con la partecipazione di alcuni ragazzi disabili, hanno costruito una barca a vela accessibile al 100%. “Abbiamo sistemato un pontile galleggiante che si collega a una pedana di alluminio per permettere fino a quattro carrozzine di salire a bordo – spiega Stefano Dagnoli, uno dei collaboratori -. Da lì si accede alla zona interna con un’ “elettroscala”, un prototipo che ha realizzato un nostro ingegnere”. Una volta dentro il disabile si può spostare senza problemi, il pavimento è liscio, il bagno accessibile, gli interruttori sono posti in basso e il frigo non è a pozzetto, come su tutte le barche, ma si apre come quelli tradizionali. Infine il timone è spostato sulla destra (normalmente è al centro), in modo da lasciare spazio alle carrozzine. La barca, che esiste in un unico esemplare, è stata inaugurata nel 2007 ed è costata circa 300 mila euro. Oggi naviga quotidianamente con bambini e adulti che frequentano i corsi della cooperativa. Il prossimo passo, racconta Dagnoli, è di installare una gru per sollevare i disabili. Ma non sarà di quelle tradizionali, troppo costose. “Stiamo realizzando, in collaborazione con la facoltà di ingegneria dell’università di Trento, una gru idraulica totalmente manuale, da posizionare sul lago di Caldonazzo” afferma.

Numerose attività e progetti che spesso devono fare i conti con l’assenza di finanziamenti. Se la cooperativa Archè può fare affidamento sulla Regione e la Cooperfidi, altre associazioni sono in difficoltà. È il caso di “Eos, La vela per tutti”, nata 12 anni fa sul lago di Garda a Castelletto di Brenzone (Vr). Fino al 2007, spiega il presidente Carlo Gheller, “avevamo i finanziamenti della fondazione Cariverona, ma dal 2008 andiamo avanti con il contributo dei soci e con il lavoro dei volontari”. Le uscite in barca sono gratuite, aggiunge, “e con un carico di spese tra i 6 mila e gli 8 mila euro all’anno facciamo fatica a resistere”. Sempre per mancanza di fondi “Mare aperto” ha dovuto rinunciare al premio “D_Sail_Ability Sergio Ceccaroni”, rivolto a studenti di Ingegneria e Architettura che presentassero progetti “per alleviare i disagi esistenti per i disabili gravi sia sui moli, sia nella salita e nella discesa dalle imbarcazioni”.

di Redattore Sociale
La versione integrale di questo articolo è disponibile all’indirizzo: social.tiscali

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