“Non volevo morire vergine” un libro che parla di sesso e disabilità

Pubblicato da: Serena Castaldi Categoria: Libri sulla disabilità Data di pubblicazione: 26 Aprile 2017

«A Milano, in una giornata di ottobre del 1982, guardo fuori da una delle tante finestre della classe e vedo ragazzi e ragazze che passeggiano nel prato della scuola. Una volta ero come loro. Camminavo, correvo, saltavo. Ora tutto è cambiato. Io sono ferma mentre loro continuano a correre, ignari del tesoro che possiedono: un corpo che risponde alla propria volontà. E io non voglio morire vergine. Non sarà facilissimo.»

 

Garlaschelli libro compra su AmazonChi ha subito un danno fisico-motorio vede la sua vita cambiare repentinamente, nella quotidianità, nelle abitudini ed anche nei progetti per il futuro.

I desideri restano gli stessi, così come la voglia di aggiungere i propri obiettivi, qualunque essi siano; si continua a sognare, ma cambia la prospettiva da cui si guardano e si affrontano i sogni, forse con un po’ di razionalità in più, un nuovo punto di vista, dove i desideri restano comunque in attesa di essere soddisfatti.

Se normalmente per un adolescente perdere la verginità è qualcosa che aspetta solo il momento e la persona giusta, per una persona disabile non è così semplice, la disinformazione è tanta ed i partner andrebbero “formati”. Esistono una miriade di domande che tutti vorremmo fare ma che evitiamo, come ad esempio: senti qualcosa? Posso sollevarti?

Ma possibile che chi vive già con un problema debba anche preoccuparsi di spiegare agli altri come si fa?

Ebbene si, ma questa volta ci ha pensato l’autrice Barbara Garlaschelli, che ha scritto “Non volevo rimanere vergine”, un libro che racconta la sua esperienza da adolescente ed il suo rapporto con il sesso e con l’amore.

Un testo ironico e sincero che mette in luce tutti gli aspetti fondamentali dell’argomento, con un piglio che solo chi ha vissuto l’esperienza sulla propria pelle avrebbe potuto raccontare così…

«La vita di Barbara è cambiata all’improvviso a poco più di quindici anni, quando per un tuffo in acqua troppo bassa è rimasta tetraplegica. Quindici anni è l’età delle prime cotte, delle prime schermaglie, dei batticuori. E del sesso. Di tutte le perdite che l’incidente ha portato con sé, la più insopportabile è proprio il pensiero di restare vergine per sempre. Vergine non solo nel corpo, ma di esperienze, di vita, di sbagli, di successi, di fallimenti, di viaggi, di sole. Armata di coraggio, ironia e molta curiosità, Barbara affronterà tutte le rivoluzioni imposte dalla nuova condizione, fino a ritrovare se stessa in un corpo nuovo. In una girandola di situazioni tragicomiche e di ragazzi e uomini impacciati, generosi, a volte teneri, a volte crudeli, Barbara compie la sua iniziazione al sesso e all’amore. Con gli stessi slanci, le delusioni, gli entusiasmi che tutte le donne, anche quelle con le gambe, conoscono molto bene»

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