Nadia Toffa la Biografia di una guerriera

Pubblicato da: DisabiliNews Redazione Categoria: Biografie Data di pubblicazione: 24 Gennaio 2020

Nadia Toffa è nata a Brescia il 10 giugno 1979, ed è morta il 13 agosto 2019 nella propria città natale.

Nei suoi 40 anni di vita è stata molto apprezzata sia come giornalista che come conduttrice televisiva. Diventata iconica per le inchieste svolte come inviata del programma “Le Iene”, è riuscita a diventarne anche conduttrice.

Dopo la sua scomparsa il suo ricordo riecheggia nelle menti e nei cuori di molti. Grazie al suo carattere e alla sua tenacia Nadia ha dimostrato di essere una guerriera in difesa della vita.

  1. Nadia Toffa, tra giornalismo e televisione
  2. Nadia contro la malattia
  3. L’ultimo video di Nadia Toffa
  4. Tutti i libri di Nadia

 

Nadia Toffa: l’infanzia e gli studi

Nadia ToffaNadia era la figlia più piccola della famiglia Toffa, orgoglio di papà Maurizio e di mamma Margherita. Aveva due sorelle maggiori, Mara e Silvia.

L’infanzia di Nadia non fu troppo diversa da quelle di tanti altri ragazzi della sua età. C’era la scuola a riempire le sue giornate. Per un certo periodo, da ragazza praticò anche la ginnastica artistica.

Completato il ciclo di studi presso il Liceo-Ginnasio “Arnaldo” a Brescia, decise di proseguire sulla via delle discipline umanistiche. Giunse il periodo universitario, che la condusse a Firenze, alla facoltà di lettere con percorso storico-artistico.

La laurea di 108/110 concluse egregiamente la sua carriera scolastica. I primi 20 anni della vita di Nadia Toffa trascorsero senza intoppi. La vita è un complesso susseguirsi di eventi più o meno complessi. Nulla avrebbe potuto farle presagire quanto sarebbero potute cambiare le cose negli anni a seguire.

 

L’impegno di Nadia Toffa, tra giornalismo e televisione

Subito dopo gli studi, Nadia rimane affascinata dal mondo della televisione. Comincia così ad esplorare la realtà delle trasmissioni regionali.

All’età di 23 anni risale la sua prima comparsa su un’emittente locale emiliana, Telesanterno. Fu la sua prima esperienza in veste di conduttrice. Il programma s’intitolava “Dolce e amaro”, talk show d’intrattenimento.

Subito dopo inizia una collaborazione di 4 anni con Retebrescia, che per lei rappresenta un ritorno a casa. Grazie alla sua dinamicità e alla sua versatilità, svolge diversi ruoli, dai programmi di intrattenimento ai servizi di cronaca.

Il grande sogno di Nadia, nonché obiettivo, però, è un altro. Vuole entrare a far parte delle Iene. Dopo diversi tentativi finalmente riesce nel suo intento, spinta dal suo spirito battagliero. Nel 2009 riesce finalmente ad indossare il completo nero da inviata per l’audace programma di Italia 1.
Il compito è impegnativo, ma da quel momento giacca e cravatta si cuciono addosso a Nadia come una seconda pelle.

 

Nadia Toffa la guerriera

 

Registra diversi servizi, alcuni dei quali diventano memorabili. Tra questi ricordiamo i più clamorosi:
• le truffe farmaceutiche ai danni al sistema sanitario;
• lo smaltimento illegale dei rifiuti in Campania;
• la proliferazione delle sale slot su tutto il territorio nazionale;
• la piaga della terra dei veleni a Crotone;
• l’inquietante crescita del tasso di tumori tra Napoli e Caserta.

Questi sono solo alcuni dei numerosi servizi che Nadia Toffa condusse come delle personali crociate. Non ha mai tentato di aggirare gli ostacoli che le si paravano innanzi. Il gioco duro faceva per lei. Per questo motivo, nel corso della sua carriera, è andata incontro a numerosi processi per diffamazione senza alcun timore.

Quando si tenta di portare alla luce verità scomode i rischi si fanno ingenti. Nadia lo sapeva, ma non ha mai mollato. Non era da lei. Sin dai primi anni da Iena si guadagna l’affetto dei colleghi e l’apprezzamento del pubblico. Nel 2015 le viene persino affidata la conduzione in solitaria del programma Open space.

Nell’arco di 4 puntate ha l’occasione di intervistare noti personaggi dello spettacolo, della politica e dello sport. L’intento del programma è quello di fungere da tramite diretto tra pubblico e soggetti intervistati.

Per Nadia si tratta di un banco di prova, per quanto ben riuscito. Nel 2016, infatti, tocca a lei, in collaborazione con Pif e Geppi Gucciari, condurre il programma che l’ha resa famosa durante le puntate infra settimanali. Rimane alla guida de Le Iene fino al 5 maggio del 2019.

In 3 anni di conduzione il suo impegno di ricercatrice della verità non decade mai. Nadia trasmette energia a chi collabora con lei. Il suo impegno giornalistico fu insignito di 2 riconoscimenti:
• selezione TV del Premio Internazionale Ischia di Giornalismo, del 15 aprile del 2015;
• Premio Lucchetta per un reportage realizzato con Marco Fubini sulla prostituzione minorile nella periferia di Bari (giugno 2018).

 

Nadia Toffa la guerriera

 

Il 20 febbraio 2018 la città di Taranto decise di conferire la cittadinanza onoraria a Nadia.
Nadia Toffa e la malattia
La vita di Nadia Toffa, divisa tra servizi televisivi ad alto rischio e soddisfazioni personali, subisce una brusca e inaspettata svolta.

Era il 2 dicembre 2017. Nadia si trovava a Trieste per la preparazione dell’ennesimo servizio. In passato si era già recata presso il capoluogo friulano:
• per monitorare e testimoniare le condizioni dell’impianto siderurgico Ferriera di Servola;
• per contattare ed intervistare l’allora presidente della Regione Debora Serracchiani, con la quale aveva avuto delle schermaglie verbali.

Intorno alle 14 Nadia si sente improvvisamente male nella propria camera d’albergo. Trasportata d’urgenza all’ospedale di Cattinara, viene ricoverata nel reparto di terapia intensiva. La prima diagnosi parlava di un patologia cerebrale in fase di definizione.

Nadia viene elitrasportata dal Cattinara al San Raffaele. Nonostante la difficoltà della situazione, la conduttrice ricordò quel viaggio come “una figata pazzesca”. Lo spirito della Iena non l’aveva abbandonata nemmeno nel bel mezzo della criticità.

Di fronte allo spavento amici, colleghi e fan di tutta Italia si stringono intorno a Nadia, inviandole costanti messaggi d’affetto e d’incoraggiamento. Dopo alcuni mesi emerse la terribile verità su ciò che le era successo.

Il malore cerebrale che l’aveva colpita era dovuto ad un tumore. Cancro: in un unica parola la distruzione di un’intera vita. È una malattia terribile, come terribile è la lotta che attende chi la contrae. Nadia avrebbe avuto tutto il diritto di lasciarsi andare allo sconforto, ma non lo fece.
Rivelò la sua scomoda verità in diretta televisiva, nella maniera schietta e irriverente che le apparteneva. Il suo messaggio rappresentava un affronto per il cancro. La conduttrice bresciana sfidava apertamente la sua malattia e la prendeva a schiaffi.

Riflettendoci bene cos’altro ci si poteva attendere da una guerriera come Nadia Toffa?

Era una donna che non ha mai ceduto il passo di fronte all’ingiustizia. Il suo carattere l’ha aiutata a superare quello che per molti sarebbe stato un colpo da k.o..

La malattia era stata scoperta, l’operazione eseguita e la chemioterapia ultimata. Purtroppo per Nadia la questione tumore non era ancora chiusa. La malattia si ripresentò, costringendola a sottoporsi ad un nuovo ciclo di cure molto invasive.

Il percorso si fece man mano sempre più ostico. L’energia e la forza erano grandi in Nadia. Strinse i denti e rimase aggrappata alle Iene, la sua seconda famiglia. All’interno del suo completo nero tentava di scongiurare un male che, nel frattempo, non arretrava.

Le cure diventarono pesanti, al punto che fu costretta a rinunciare alla trasmissione a partire da maggio 2019. Cominciò a comunicare agli amici più stretti che si sentiva più debole giorno dopo giorno. A luglio venne ricoverata presso la casa di cura Domus Salutis di Brescia.

Il 13 agosto 2019, dopo una lunga lotta, Nadia Toffa si spense a 40 anni. La redazione delle Iene pubblicò la tragica notizia tramite un post su Facebook.

La lotta pubblica di Nadia contro la malattia

Come poteva un personaggio mai banale come Nadia Toffa arrendersi alla malattia? La passività non le è mai appartenuta. Il tumore non è un nemico come gli altri. Non è un truffatore da smascherare. Non si può dare la caccia al cancro sperando che scompaia.

Nadia l’aveva capito: aveva di fronte una presenza ingombrante. Il male era dentro di lei, l’accompagnava ad ogni passo come un’ombra assetata della sua energia e del suo entusiasmo. Ecco, però, emergere l’indole da Iena, la capacità di indignarsi e reagire anche al di là della telecamera.
Nadia sposta la battaglia su un terreno che le è più congeniale. Decide di rendere la sua lotta una questione pubblica. Comincia a rendersi attiva sui social network, a condividere la sua condizione di essere umano afflitto da una grave malattia.

Ogni aspetto del cancro viene esplicitato e affrontato in condivisione. Nadia non tralascia nulla e si sofferma a riflettere su ciò che di bello la vita le concede. Le sue affermazioni sono forti, toste come la sua caparbietà.

 

Nadia Toffa la guerriera

 

Le critiche non mancarono. In fin dei conti non tutti avrebbero il coraggio di definire il cancro come “un dono”. In molti sono arrivati a sentirsi offesi di fronte ad una visione così sfacciata. Nadia Toffa, però, ha replicato senza peli sulla lingua né giri di parole.

La sua non voleva essere una mancanza di rispetto per nessuno. Sapeva fin troppo bene quanto grave fosse il significato racchiuso nelle 6 lettere che compongono quel termine tanto temuto. Tuttavia non se l’è sentita di non omaggiare la forza che le ha fatto scoprire.

Ecco l’apice dello scontro di Nadia, il cuore pulsante del suo messaggio. Nemmeno le difficoltà più estreme dovrebbero essere in grado di privare le persone della capacità di sorridere. In fin dei conti, come diceva la conduttrice bresciana, la chemio ti fa perdere i capelli, ma poi ricrescono.

Nadia Toffa è stata in grado di scansare le tenebre, scavare fino a trovare la luce. Tentare di nascondere il tumore, tenersi dentro la sofferenza, le paure, non fa altro che rafforzare la malattia. Ogni giorno che passa si è un po’ più schiavi, un po’ più prigionieri.

Nella prima pagina del suo libro, Fiorire d’inverno, Nadia parla della vita come di una mano di carte da gioco. Con il tempo si cerca di disporle sul tavolo nel miglior modo possibile. Quando meno te l’aspetti, però, ecco arrivare quella che te le spariglia tutte.

La cosa che le premeva di più era il come avrebbe giocato quest’ultima carta. Convivere con il cancro porta inevitabilmente a vedere più da vicino quanta sabbia manca alla tua clessidra. Ma fissarsi sui granelli, dimenticandosi di tutto il resto, è un po’ come alzare bandiera bianca.

Nadia non ha voluto arrendersi. La sua opera di condivisione è stato un inno alla vita. Il suo farsi forza voleva essere una scossa per tutti coloro che scalavano la sua stessa montagna. La sua esortazione gridava a tutti che non dovevano temere: lei era con loro, loro con lei. Non sarebbero mai stati soli.

L’ultimo video di Nadia Toffa

 

Gli omaggi a Nadia Toffa dopo la scomparsa

A diversi mesi dalla sua scomparsa, la presenza di Nadia Toffa riecheggia nelle menti e nei cuori di chi le ha voluto bene.
Il suo spirito guerriero ha lasciato il segno. Il 25 settembre 2019, una petizione raccoglie più di centomila firme. Si decide che il reparto di Oncoematologia dell’ospedale “Santissima Annunziata” di Taranto avrebbe portato il suo nome.

Un omaggio che sicuramente l’avrebbe inorgoglita. Nello stesso anno la sua famiglia decide di fare di più. La vita di Nadia è stata una continua battaglia, prima contro le ingiustizie sociali, poi contro il cancro. Da qui l’iniziativa di fondare una onlus a suo nome.

Mamma e papà Toffa, con l’aiuto delle sorelle, hanno pensato che, se Nadia fosse sopravvissuta, non avrebbe mai smesso di combattere. La onlus ha lo scopo di aiutare e sostenere i malati, consentendo a Nadia la possibilità di aiutare pur non essendoci più.

L’immenso sforzo, perpetrato fino all’ultimo, ha smosso molti animi. Nemmeno le esequie di Nadia sono state scontate, con la cerimonia celebrata da don Maurizio Praticello. Il parroco di Caivano (comune in provincia di Napoli), è noto per la sua opera di sensibilizzazione sul problema della Terra dei fuochi.

Nadia Toffa aveva dato visibilità a questa delicata tematica. Dopo aver ricevuto da lei in persona la richiesta di celebrazione, don Praticello non si è certo tirato indietro. Si è sentito in dovere di rivolgere un ultimo e commosso saluto ad una vera guerriera del giusto.

Durante la cerimonia funebre presenziò anche una rappresentanza dei cittadini di Taranto. Negli anni Nadia aveva svolto numerosi servizi nel capoluogo pugliese. Il rione Tamburi non ha potuto fare a meno di omaggiare la Iena bresciana. La sua battaglia per documentare e testimoniare gli effetti dell’inquinamento da parte dell’Ilva ha lasciato il segno sulla comunità pugliese.

 

Nadia Toffa murales a Taranto

 

Nel dicembre 2019 il sindaco di Brescia consegna il Grosso d’Oro a mamma Margherita. La vicinanza a Nadia e al suo ricordo ha dell’incredibile. La sua storia ha commosso e ispirato. Il suo esempio è difficile da seguire: ci vogliono forza e tenacia.

Non è da tutti riuscire a vedere il bicchiere mezzo pieno persino quando è frantumato a terra in mille pezzi. Nadia è stata in grado di chinarsi e cercare di raccoglierli, fino all’ultima scheggia.
Il più struggente dei ricordi è stato quello dei suoi colleghi. La redazione de Le Iene aveva capito fin da subito che aveva a che fare con una guerriera. Aveva combattuto per entrare a far parte della squadra. La sua tenacia li aveva conquistati.

Si erano innamorati di lei, della sua capacità di sorridere e parlare, là dove molti erano rimasti in silenzio. La sua scomparsa ha lasciato un vuoto enorme. Chi vive come te non perde mai, scrivevano Le Iene nel loro saluto. In fondo è vero.
Alla luce di tutto l’amore, la stima e il rispetto che Nadia si è guadagnata, possiamo sostenere che non ha perso. Anzi non perderà mai. Nadia Toffa ha lasciato una scia di gesti oltre che di parole. Il suo esempio non è passato inosservato.

Frasi di Nadia Toffa

  • Noi malati di cancro siamo dei guerrieri, dei fighi pazzeschi.
  • La vita è bellissima, è una figata. Non vedi l’ora di assaporarne ogni minuto perché non sai mai quanta ce ne sarà ancora.
  • Non ho mai sospeso la mia vita per la malattia e nessuno dovrebbe farlo. Se ci sono riuscita io può farlo chiunque.
  • Gli amici nella mia vita contano tantissimo. Gli amici sono quelli che ti aiutano a rialzarti, quando le altre persone neanche si erano accorte che tu fossi caduto. Persone rare da trovare insomma.
  • Non mi vergogno di portare la parrucca, è più bella dei miei capelli.
  • Non devo andare da nessuna parte a cercare la felicità, ce l’ho qui e ora.
  • Vi spiego come sono riuscita a trasformare quello che tutti considerano una sfiga, il cancro, in un dono, un’occasione, un’opportunità.

Tutti i libri di Nadia

Nel corso della sua carriera, Nadia Toffa ha scritto due libri:

  • Quando il gioco si fa duro. Dalle slot machine alle lotterie di Stato: come difendersi in un Paese travolto dall’azzardomania, edito da Rizzoli nel 2014;
  • Fiorire d’inverno. La mia storia, pubblicato da Mondadori nel 2018.
    A questi due se ne aggiunge un terzo, pubblicato postumo per volontà della stessa Nadia:
  • Non fate i bravi. La testimonianza che ci ha lasciato, pubblicato nel 2019 da Chiarelettere.

 

Libro Non fate i bravi La testimonianza che ci ha lasciato Libro Fiorire d'inverno. La mia storia   Libro Quando il gioco si fa duro

 

 

 

 

 

 

 

 

L’ultimo è da intendersi come una raccolta degli ultimi pensieri di Nadia. Le tre opere colgono perfettamente il personaggio della Toffa. Ognuno di essi fotografa un istantanea dello spirito della giornalista bresciana.

La Nadia di Quando il gioco si fa duro è la Iena immersa a capofitto nella sua opera di rivelazione del marcio. La piaga del gioco d’azzardo in Italia era uno dei suoi cavalli di battaglia. La tematica principale del libro è indagata con una profonda azione di svisceramento.

Di ben altro stampo è la seconda opera. Fiorire d’inverno è una mano tesa verso chi, a differenza di Nadia, di fronte alla male non ha trovato la forza per reagire. La speranza è sicuramente l’arma in più, il sostegno a cui aggrapparsi nei momenti negativi.

Piegarsi ma non spezzarsi è il mantra che emerge luminoso dalle pagine del libro. Con le sue parole Nadia Toffa esorta a non lasciarsi soverchiare da nessuna situazione. Esistono numerosi modi per poter mutare una sorte avversa in un’opportunità. Il segreto sta anche nel recuperare la bellezza che si teme di aver smarrito.

La malattia spesso costringe a letto, spingendo a fissare la quotidianità con astio. Si arriva ad un punto in cui anche le pareti di casa si stringono, mutate in odiose sbarre. Ecco il momento in cui bisogna essere capaci di cogliere la possibilità di ribaltare la propria prospettiva.

La possibilità di evadere è dentro ciascuno di noi. Nasce dal confronto con la situazione di emergenza in cui ci si trova. In modo del tutto naturale Nadia confessa quanto sia stato complicato mettere in discussione la propria forza. Il confronto con la paura e le debolezze sono sicuramente la parte più difficile.

Il percorso è arduo ma può condurre a frontiere inaspettate. Nadia l’ha scoperto, comunicando con la parte più nascosta e profonda di sé.

 

 

Questa era Nadia Toffa, una combattente che faceva del suo sorriso uno scudo, delle sue parole una spada. Lottava in difesa di chi non trovava più né modo né forza per andare avanti. In fondo le risorse più potenti sono sempre dentro di noi, specialmente quelle che non sappiamo di avere.

Ogni essere umano cela dentro di sé la forza per superare le avversità. I limiti che ci poniamo sussistono solo nei nostri cuori e nelle nostre menti.

 


Puoi trovare interessante leggere Beatrice VioAlex ZanardiNicholas James VujicicIacopo Melio oppure leggere la recensione del secondo e dell’ultimo libro di Nadia Toffa: Fiorire d’inverno, Non fate i bravi.

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    Giornalista professionista dal 1981, è stato responsabile delle redazioni Esteri e Cultura nonché caporedattore centrale del quotidiano “Il Gazzettino” di Venezia.

    Nel 2012 ha pubblicato il giallo storico “Siderea Crimina” (Editoriale Programma). Paraplegico dal 1983 a causa di un incidente motociclistico, è sposato e ha due cani.

     

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    La battaglia contro il nulla è una raccolta di sensazioni, di immagini in parole che Andrea Bes ha scritto nel corso di mesi. La vita di tutti i giorni, i ricordi d’infanzia, le difficoltà che la burocrazia impone sono alcuni dei temi che man mano affronta in questo zibaldone di pensieri. Con una scrittura ironica ci apre gradualmente le porte di un mondo che non si può conoscere, ma soltanto intravedere grazie alla sua guida.

    Talvolta sono percezioni improvvise, parole che scaturiscono inaspettate da un disagio o da una grande gioia. Altre volte sono frutto di lunghe riflessioni, di analisi accurate di ciò che il confronto con il mondo non può che provocare, in una mente sensibile e recettiva come la sua.

    In altri casi ancora, questi brevi scritti sono una sofferta ricostruzione di ciò che non sempre è facile delineare, finché non viene tradotto in parole, non viene messo nero su bianco.

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