“Le offese ai disabili? Ho sbagliato ma i social mi hanno massacrata”

Pubblicato da: Andrea Bes Categoria: Curiosità Data di pubblicazione: 30 Maggio 2016

A seguito delle grandi polemiche scatenatesi attorno alla vicenda del post che cercava “disabili che ispirano tenerezza” sono arrivate – nell’articolo che segue pubblicato sul sito del giornale La Stampa – le scuse e le spiegazioni da parte della responsabile del casting.

Certo è vero, quando si cercano attori si devono indicare le caratteristiche esatte che deve avere la persona che andrà ad impersonare il ruolo richiesto, ma se si fossero valutate con più attenzione le conseguenza che una frase del genere poteva suscitare nei social network sicuramente si sarebbe evitato tanto clamore.
Ma tant’è e oramai non ci resta che trarre le dovute conclusioni.

Veniamo brevemente ai fatti: per la ricerca del cast di una mini serie tv è stato postato su Facebook, da parte della responsabile del casting, un messaggio in cui si cercava un “ragazzo di 15/18 anni nano o con altra disabilità, che trasmetta tenerezza”.
Il post ha immediatamente provocato sdegno, polemiche e sollevato un polverone sui social network con insulti diretti alla responsabile del casting.
Molte le proteste e le parole di dissenso. Maximiliano Ulivieri, web designer e social media manager, parla di “Ritorno all’anno 0” e Gianluca Nicoletti, scrittore e giornalista, impegnato nel sociale per le sue battaglie in favore delle persone autistiche, assieme al figlio Tommy, in risposta, ha registrato un video nel quale lancia un hashtag decisamente provocatorio (vedi foto).
Immediate sono giunte le scuse da parte della produzione, inoltre l’annuncio è stato corretto in “qualsiasi ragazzo di 15/18 anni nano o con altra disabilità”.

Ora, a seguito delle polemiche l’addetta al casting è stata licenziata, cosa per la quale provo dispiacere perché se errore c’è stato e se, come essa sostiene e alla quale voglio credere, è stato fatto in buona fede, a mio avviso bastavano le scuse senza la necessità di tanto accanimento nei suoi confronti sino ad arrivare al licenziamento.
Personalmente ritengo che il problema è generale, e non limitato al singolo post, dunque ciò su cui dobbiamo porre la nostra attenzione è come la società, ancora nel 2016, vede le persone con disabilità o come esse vengono rappresentate dai media.
È evidente, il disabile che ispira tenerezza e\o compassione è utile all’audience, ma non si può proseguire sulla strada del pietismo, è necessario, nonché doveroso, un cambio di mentalità.
Mentre noi disabili ci battiamo da anni per riuscire finalmente ad essere considerati alla pari di tutti i cosiddetti “normodotati“, c’è chi continua a tenerci in considerazione solo per fare tenerezza e ovviamente, anche se non ha il coraggio di dirlo apertamente, pietà.

a cura di Andrea Bes

Torino, parla la responsabile del casting che cercava disabili per “trasmettere tenerezza”

Emanuela Minucci

TORINO

Luana Velliscig ora ha paura anche di rispondere al telefonino, perchè in fondo è da quel cellulare che è partito tutto: «Sono scossa, non avrei mai immaginato potesse succedermi una cosa simile, non riesco a parlarne, ogni cosa che dico sento che potranno usarla contro di me». Torinese, 29 anni, due giorni fa ha postato sulla sua bacheca un post per la mini-serie tv «Romanzo Famigliare». Un annuncio che doveva essere uguale a tanti. Invece, malauguratamente, era questo: «Cercasi a Torino e provincia un attore 16/18 anni nano o con altra disabilità che trasmetta tenerezza». Frase che le è costata una serie di insulti via social. E ha scatenato una bufera sulla mini-serie.

Come ha potuto scrivere una frase del genere?
«Mi creda è stata soltanto frutto della fretta e della fatica immagazzinata quel giorno. Chi mi conosce sa bene che non considero la disabilità come qualcosa che induca tenerezza o, peggio, trasmetta pena. E allo stesso modo non considero queste persone specie a sè che meritano compassione. Sono persone: punto e basta. Ma vai a dimostrare che io quell’aggettivo l’avrei messo anche accanto a un bambino, oppure una ragazza bionda. É stata una disgrazia verbale. E la vischiosità dei social ha fatto il resto».

Ma perché ha usato proprio quelle parole: un disabile che trasmetta tenerezza…?
«É sbagliato, ma provo a spiegargliela, chiedendo naturalmente scusa a tutti coloro che si sono sentiti offesi: tenerezza non era la parola giusta per esprimere il fatto che una persona diversamente abile spesso ha bisogno di un aiuto. Ed è anche sano provare il desiderio di aiutarsi: fra tutti, non certamente solo con le persone diversamente abili».

Quando si è resa conto di avere scatenato una bufera su di lei sul mondo che circondava quel cast?
«Dopo qualche ora. Lei non può neppure immaginare come mi sento adesso. La stupidaggine è accaduta, e me ne sono resa conto. A quel punto l’ho cancellata, ma su Facebook, spesso la pezza è peggio del buco. Non sapevo più cosa fare e ormai la protesta era diventata virale. Ma ora vorrei solo che questa fase venisse archiviata il più in fretta possibile. Nonostante siano in tanti a manifestarmi solidarietà…».

Chi? I suoi amici?
«Sì, e anche i miei colleghi, Potrà sembrarle strano, ma fra loro ci sono molte persone disabili che sanno cosa penso sul serio di loro e che persona sono».

fonte: La Stampa

Emanuela Minucci

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