La mia vita: cado, sanguino e mi rialzo

Pubblicato da: Alessio Giardini Categoria: #AleBlog Data di pubblicazione: 27 Ottobre 2017

la mia Vita Cado e mi rialzo - cadute A forza di cadere sono quasi diventato immune al dolore.

Sempre più spesso le gambe mi giocano brutti scherzi, cedendo improvvisamente e così, senza preavviso, mi ritrovo sul pavimento, nella maggior parte dei casi infortunato.  

Alla nascita mi è stata diagnosticata la Neuropatia Sensitivo Motoria Ereditaria di Charcot-Marie-Tooth 1B e da allora nulla è stato semplice.

Negli anni ho dovuto imparare ad incassare, caduta dopo caduta, botta dopo botta, livido dopo livido; è incredibile come i livelli di sopportazione al dolore ed alla frustrazione, possano alzarsi, rendendo col tempo il disagio e la sofferenza delle abitudini.

La Charcot-Marie-Tooth sul mio corpo

Purtroppo, pur facendo regolarmente Fisioterapia ed anche Ergoterapia agli arti superiori, i miei muscoli continuano gradualmente ad indebolirsi ogni giorno, specialmente quelli di:

  • piedi
  • gambe
  • mani

I muscoli colpiti da questa costante ed irrimediabile regressione, aumentano l’insorgere di:

  • inciampi
  • distorsioni di caviglia
  • goffaggine nel camminare
  • scarso equilibrio
  • difficoltà nei movimenti delle mani
  • crampi ai polpacci

Pertanto, come è facile immaginare, ogni tragitto seppur breve, diventa una piccola sfida.

Ovviamente quando parlo di cadute non intendo semplici scivoloni sul pavimento ma veri e propri capitomboli, che nelle migliori delle ipotesi portano l’escoriazione delle ginocchia.

Al contrario di quanto si possa immaginare non ci ho fatto il callo anzi, la pelle delle ginocchia si è talmente assottigliata che ad ogni banale caduta sanguina immediatamente. Non so quanti paia di jeans ho distrutto nella mia vita.

La reazione della gente alle mie cadute

Se parliamo dell’Italia, solitamente ci sono tre tipologie di reazione.

Ci sono le persone che si fiondano subito per aiutarti, quelle che fanno finta di non averti neppure visto e quelli che se la prendono talmente comoda che fai in tempo ad alzarti da solo.

Negli anni ho avuto l’opportunità di viaggiare e grazie alle mie esperienze in paesi come  Germania ed Olanda posso dire d’aver sempre ricevuto dai passanti un rapido soccorso.

Tutti gli occhi su di me

In 35 anni di vita non sono mai stato una persona vanitosa. Non ho mai apprezzato trovarmi per la strada ed essere scrutato per mia andatura dalla testa ai piedi dai passanti.

Credo che questa sia una delle situazioni che un disabile deve sopportare più spesso ed è incredibile quanto una cosa così semplice da comprendere possa sfuggire ai più.

Non credo davvero sia così difficile capire quanto gli sguardi possano fare male. Come in ogni cosa basterebbe fermarsi a riflettere e domandarsi: “Io come reagirei in quella situazione?”

Ti propongo un banale aforisma: se ti svegliassi domattina con un super brufolo pronto ad esplodere proprio nel bel mezzo della fronte, di quelli che neppure il miglior fondotinta del mondo potrebbe coprire, quanto ti piacerebbe se tutti i passanti ti fissassero focalizzati su quel difetto? Ora aggiungici che l’indomani il tuo brufolo scomparirebbe ed una disabilità invece non lo fa.

La mia nuova vita in Germania

Da quando mi sono trasferito in Germania ho potuto constatare la completa differenza che c’è nella percezione di una persona disabile. Al contrario dell’Italia dove vedere un disabile fare un giro da solo in centro città è più che raro, l’integrazione dei disabili nella società è molto più avanti.

Le città sono molto più accessibili ed i disabili sono liberi di circolare in autonomia; per la strada si vedono continuamente persone con difficoltà motorie, in carrozzina ed anziani che anche con il brutto tempo, non si scoraggiano, prendono ombrello. la mantella ed escono.

Troppo spesso l’ignoranza ha la meglio sul buon senso. Troppo spesso l’egoismo ha la meglio sulla solidarietà, l’empatia e la semplice cortesia.

Professiamo la “modernità” dando valore al superfluo, quando invece sarebbe bene rallentare, alzare lo sguardo e guardarsi intorno, per accorgersi che per vivere meglio non servono solo nuove tecnologie ma anche e soprattutto la voglia di ritrovare i veri valori.


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  • Nessuna barriera tra me e il cielo di Laura Rampini

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    Laura Rampini aveva soltanto ventidue anni e un figlio piccolo quando un grave incidente automobilistico l’ha travolta e lasciata su una carrozzina, senza più l’uso delle gambe. Era il 1995.

    Oggi, meno di vent’anni dopo, Laura è mamma per la seconda volta e, inoltre, ha preso il brevetto da paracadutista e vanta già centosessanta lanci. È la prima e unica paracadutista paraplegica al mondo. Difficile rialzarsi da terra quando la vita toglie gli appoggi della tua esistenza. Difficile, ma non impossibile. Laura Rampini ne è la dimostrazione vivente.

    Il racconto della sua vita e della sua battaglia per abbattere le barriere è una storia commovente, di spregiudicato eroismo, costruita pezzo a pezzo, con una determinazione d’acciaio e un atteggiamento naturalmente positivo.

    La storia di chi sa che non deve arrendersi mai, né di fronte a un marciapiede troppo alto né di fronte a un desiderio. Anche quando quel desiderio incontra lo scetticismo dei tanti, tanto è smisurato e coraggioso. Perché nulla è impossibile, tutto è superabile.

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Comment (1)

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    Paola rispondere

    Ciao Alessio leggendo i pensieri che ai scritto sul tuo portale mi è ritornata alla mente una frase che mi ai detto tanti anni fa .
    (((Forse era meglio che oltre alle gambe anche il mio cervello fosse malato così avrei sofferto di meno perché non mi sarei reso conto delle sofferenze che mi attendevano Ti voglio dire che non è così e tu me lo stai dimostrando con le tue parole e le tue esperienze di vita nel tuo piccolo aiuti tante persone anche più fortunate di te a riflettere su i veri problemi della vita perché sei un ragazzo speciale ma io sono di parte perché sono la tua mamma baci paola

    5 Novembre 2017 a 19:46

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