Flavia, la ragazza che a scuola non può andare in bagno

Pubblicato da: Iacopo Melio Categoria: Cronaca Data di pubblicazione: 18 Ottobre 2017

Siamo a Napoli, Flavia ha quindici anni ed è una studentessa della seconda superiore al “Don Milani”, liceo artistico a San Giovani a Teduccio. La ragazza, con sindrome di Down, vive serenamente la propria vita sociale e scolastica in quell’ambiente per lei favorevole, fintanto però che non si tratta di andare in bagno: momento che la rende particolarmente nervosa e irrequieta, mettendole davanti ostacoli che potrebbero benissimo essere evitati. Ecco perché.

Il mancato aiuto per azioni basilari

Flavia è una ragazza allegra e vivace ma le sue difficoltà non le permettono di essere autonoma in tutto. Tra queste, c’è quella di non poter andare in bagno senza l’aiuto di qualcuno che le dia una mano a spogliarsi e ricomporsi, svolgendo così quelle funzioni fisiologiche che per molti sono date per scontate ma per lei no. Ecco perché avrebbe bisogno di un accompagnatore che le dia il giusto sostegno, peccato però che questo non sia in messo a disposizione dalla scuola. E non solo per lei.

La condivisione di un disagio

Anche un’altra ragazza all’interno della succursale di quell’istituto, ovviamente con disabilità, vive lo stesso disagio di Flavia, iniziando così quest’anno scolastico non proprio in modo idilliaco. Sono infatti presenti ben cinque bidelli uomini in quella scuola, ma alcuna bidella specializzata in quella mansione né tantomeno operatori socio-assistenziali, nonostante la legge parli chiaro su questo: ogni dirigente scolastico deve assegnare una figura professionale dello stesso sesso dell’alunno con disabilità.

La denuncia e la risoluzione a metà

Quando i genitori hanno realizzato il forte disagio delle due ragazze hanno scelto di segnalare il problema alle rispettive segreterie, le quali per evitare una denuncia alle autorità competenti hanno tempestivamente avvertito dell’arrivo di una bidella: peccato che quest’ultima si sia rifiutata di svolgere certe operazioni dall’inizio alla fine, limitando il proprio ruolo all’accompagnamento delle ragazze fino all’ingresso del bagno.

Lo sfogo della madre di Flavia:

«Non è stato possibile incontrarla, né a lei è venuto in mente di affrontare in qualche modo il problema di Flavia. Per lei semplicemente non esiste. Alla bidella affidata alla succursale, inoltre, è stato assegnato il primo piano mentre mia figlia è al pianoterra. Ebbene, spesso si rifiuta anche di accompagnarle semplicemente all’esterno del bagno. È una situazione intollerabile. La preside, invece di fissarci un appuntamento, mi ha fatto avere un documento da firmare: dovrei affidare mia figlia alla bidella, autorizzandola ad accompagnarla fino alla porta del bagno. Ovviamente non ho firmato e trovo questo documento una vergogna: la scuola vuole scaricarsi dalle responsabilità e assolversi da un dovere che spetta loro per legge».

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