Alex Zanardi in gloria a Brands Hatch: “Stavolta sono stato fantastico, me lo dico da solo”

Pubblicato da: DisabiliNews Redazione Categoria: Sport Data di pubblicazione: 13 Settembre 2012

Non è venuto per gareggiare, a Londra. Non è nel suo dna, da uomo che coglie tutte le sfide, domina le situazioni, calcola e pondera, ma poi stacca tutto il gruppo e arriva in volata quando si tratta di vincere. Storia di un uomo che è nato campione, ma ha sogni semplici, comuni a tutti noi

LONDRA – “Ho recuperato bene dalla cronometro, ho fiducia. Vincerà chi è più completo, il percorso è tosto, pieno di salite, falsipiani, discese, c’è di tutto e a tagliar le braccia saranno lunghi tratti con pendenze anche del 10%”, era un Alex Zanardi carico, quello della vigilia, determinato a far bene anche in linea, lui che velocista è nato ed è considerato per antonomasia, con i suoi trascorsi in formula 1. E oggi ha seminato di nuovo tutti, stavolta al traguardo, e non al cronometro. Il tempo si è fermato sul 2:00.33 secondi, uno prima del campione del mondo van Dyk. Firmato un capolavoro di astuzia, di tattica e strategia. “Ho amministrato moltissimo la gara -dice raggiante nella zona mista del circuito, dove cronisti e televisioni di tutto il mondo lo aspettano -. Prima ero avanti, poi mi raggiungevano, mi lasciavo passare, e pian piano risalivo in testa. All’ultima curva, ho visto che van Dyk era partito in volata staccando tutti. Non ci ho messo un milionesimo di secondo a capire cosa dovevo fare. Ed è stato tutto perfetto, stavolta mi faccio i complimenti da solo, mentre dopo la cronometro non ero soddisfatto affatto, potevo fare meglio. La gara del veterano, ho fatto, e sono stra-orgoglioso non per le mie braccia ma perché tutto è andato secondo i piani”.

Non un vantaggio l’aver imparato, nella carriera da pilota, come impostare le giuste traiettorie per fermare gli avversari e non lasciarli passare: “In realtà mi ha aiutato di più la mia esperienza di sportivo, l’aver fracassato tante macchine, buttato via tante corse alla prima curva, per voler strafare, il non aver capito tante volte che anche i miei avversari avevano il fiatone. Invece, qui, è stata una vittoria di testa”. Ha tenuto la fatica per 64 Km, 8 giri a Brands Hatch e dintorni, sapeva che gli occhi del resto del mondo erano lì piantati anche sulla sua handbike, prototipo avveniristico, progettata e collaudata sotto i suoi dettami, da esperto meccanico quale è sempre stato. Gliela hanno fatta nella fabbrica Dallara, marchio di bolidi su quattro ruote del parmigiano. E’ un gioiello di aerodinamica e leggerezza: telaio in carbonio, sellino incorporato, ad Alex aderisce come una calza, è il proseguimento tecnologico del suo corpo fisico. Già famosa l’immagine che lo ritrae sollevare con il braccio destro la sua bici, a terra sull’asfalto di Brands Hatch, acceso in un sorriso radioso. Solleva come un trofeo il magnifico involucro a ruote che pesa solo 12kg. “E’ la foto che meglio rappresenta lo spirito che ho in questo momento. Vorrei averne per ricordo tante copie”, ha detto vedendola. Quarantacinque anni, Alex sa che questa potrebbe essere la fine di un’avventura adrenalinica, mozzafiato, cominciata nel 2010 in modo rocambolesco e insospettabile. “Ho avuto un diverbio in un autogrill con Vittorio Podestà. Lui aveva sul portabagagli dell’auto una handbike. Mi sono incuriosito, gli ho chiesto informazioni, e lui mi ha spinto a gareggiare insieme. E’ cominciata così”.

Ed è continuata con la vittoria alla Maratona di New York nell’anno seguente, fino all’argento mondiale a cronometro nel 2011. Così, per caso, un banale litigio ha scritto un nuovo finale, ma tutti noi speriamo solo un capitolo, nella storia personale di Alex, tre anni fa solo ex idolo dei motori, ed oggi campionissimo, di nuovo osannato dalla folla e inseguito da cronisti e telecamere di mezzo mondo, su una bici spinta a braccia. Lui dice a tutti che è importante accontentarsi di quello che si ha, ma lui non si è accontentato. “Diciamo che se ritengo una cosa possibile, se penso di potercela fare, la faccio, anche se tutti credono che sia una follia. Poi, confesso di avere un ego stimolato dal lottare contro ogni pronostico. E comunque non sono affatto folle, io calcolo bene le cose che voglio fare”. Su una cosa non ha potere Alex, uomo straordinario, magnetico e carismatico, e al tempo stesso persona comune e semplice, dai valori solidi. Ed è la cosa che lo renderà felice in modo totale, un giorno: “Il giorno più bello della mia vita sarà quando mio figlio Niccolò, cui dedico questa vittoria nel giorno del suo compleanno, mi regalerà un nipotino che io metterò su quel che mi resta delle gambe (scherza, ndr) e gli racconterò, chiaramente esagerando al massimo, tutte le imprese che ha fatto il nonno”.

a cura del Cip

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