Abolita pensione di invalidità se reddito familiare supera 1300 euro

Pubblicato da: Paola Cabiaglia Categoria: Curiosità Data di pubblicazione: 8 Gennaio 2013

L’INPS ha deciso che i disabili non percepiranno più la pensione di invalidità se il nucleo familiare cui appartengono dispone di un reddito familiare mensile superiore a 1300 – 1400 euro circa. La questione è delicata e vale la pena spendere qualche parola in più. Il nuovo indicatore reddituale stabilisce che per continuare a ricevere la pensione di invalidità civile o richiederla è necessario non oltrepassare il limite di reddito annuale dei 16.746,99 euro lordi a famiglia (in riferimento all’anno 2012) e i 17.249,70 euro (in riferimento al 2013).

Con la Circolare INPS n.149 del 28 dicembre 2012 sulla ‘Rivalutazione delle pensioni per l’anno 2013‘, l’istituto di previdenza infatti rende noto che per ottenere la pensione di invalidità non si dovrà più fare riferimento al reddito personale ma al reddito familiare. Una direttiva sconcertante e vergognosa, che in questi giorni sta destando la preoccupazione di migliaia di disabili italiani. Anche a detta delle associazioni e della Fish (Federazione per il superamento dell’handicap) l’allarmante adeguamento economico emesso dall’INPS rappresenta un oltraggio inaccettabile poiché significa che i disabili sposati non avranno più diritto a un assegno di invalidità se il proprio guadagno complessivo annuale sommato a quello del coniuge dovesse superare la ridicola soglia di reddito familiare fissata dall’ente di previdenza.

Ma non è tutto. La decisione adottata dall’INPS ignora ogni principio di uguaglianza di trattamento sociale ed è oltremodo discriminante perchéinteressa solo gli invalidi civili al cento per cento e non gli invalidi parziali, i sordi o i ciechi. E’ insomma una duplice presa in giro per quelle coppie e famiglie che proprio a causa della presenza di una più grave invalidità hanno molto faticato a costituirsi come tali e sostenersi, dovendo affrontare quotidianamente maggiori sacrifici.

Nonostante l’indennità percepita con la pensione di invalidità civile ammonti a una cifra simbolica di 270 euro al mese e risulti pertanto inadeguata ai reali bisogni di molti soggetti disabili, essa rappresenta comunque una risorsa importante per tutte quelle famiglie in difficoltà. Revocarla determinerà ulteriori scompensi alla persona, procurando altro disagio, disparità e sconforto, andando a colpire proprio quei nuclei familiari che già a stento riescono a provvedere alle esigenze fondamentali. Si tratta dell’ennesima mossa dell’INPS a sfavore delle fasce più deboli che non può che ledere e logorare ulteriormente la popolazione.

Molte associazioni, indignate, protestano. Renata Piccolo, trentenne bolognese coniugata, membro dell’Unione Lotta alla Distrofia Muscolare, ha dichiarato: “Se la direttiva dell’Inps non cambia, non mi resterà che divorziare” e ritiene si tratti di “Un provvedimento ingiusto che è stato diffuso proprio nel giorno in cui il presidente Napolitano ha chiesto che i tagli tutelino i più deboli. Sono certa che ci saranno divorzi di massa.” – prosegue – “E’ incredibile che in questo Paese l’unica soluzione sia cercare di fregare lo Stato prima che lo Stato freghi te.

Anche la Fish nel frattempo si è espressa contraria al provvedimento sulla pensione di invalidità e, per mezzo del suo presidente Pietro Barbieri, definisce l’azione dell’INPS un “Atto gravissimo” perché in questo modo “l’istituto previdenziale si sostituisce al Parlamento e incide sulla vita delle persone” a discapito dei diritti del cittadino. Il parere della Fish è infatti che “questa decisione amministrativa dell’Inps non si basa su alcun dettato normativo, ma su una sentenza della Corte di cassazione, nemmeno pronunciata a sezioni unite, del 2011 (sezione Lavoro, 25 febbraio 2011, n. 4677) peraltro di segno contrario ad altri pronunciamenti della stessa Corte. Da rilevare che, al contrario, per gli invalidi parziali, per i sordi e i ciechi, il limite reddituale considerato continua ad essere quello personale (elemento di disparità di trattamento)“.

Dall’INPS intanto rispondono che l’assegno di invalidità civile, erogato in base a un indice reddituale personale invece che familiare, era di fatto un’eccezione nel sistema previdenziale: “I ciechi e i sordi hanno leggi speciali, con assegni legati alla loro prestazione personale. La giurisprudenza ribadisce che quella degli invalidi civili era un’eccezione. E’ vero che non c’è una norma dietro la circolare però la giurisprudenza è univoca: tutte le prestazioni assistenziali, come ad esempio l’assegno sociale, le pensioni minime, le integrazioni al minimo delle pensioni, sono soggette a reddito familiare. La pensione di invalidità civile ha sempre costituito un’eccezione ed era tempo di cambiare.

Pietro Barbieri torna invece a sottolineare come questa decisione politica espropri i più poveri di una pensione dall’importo risibile e chiede ai partiti di “dare un segno esigendo l’immediata sospensione di questo atto contrario ad ogni regola democratica e morale. Chiediamo anche chiarezza rispetto ai meccanismi di assunzione di tale provvedimento: vogliamo sapere chi, dall’interno dei ministeri responsabili, abbia avallato questa iniqua decisione.

Per maggiori informazioni sulle nuove regole relative alle modalità di emissione della pensione di invalidità potete consultare la Circolare INPS n.149 del 28 dicembre 2012 e le tabelle in Allegato n.2.
 

Paola Cabiaglia

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